Mondo Analogico – Scegliere il fonorivelatore

Scegliere il fonorilevatore

Molto, anzi troppo, sovente si sottovaluta l’importanza di quella piccola e apparentemente insignificante “scatoletta” posta sulla punta del braccio del giradischi: lì, invece, nasce il suono del nostro sistema. Tutto ciò che il fonorivelatore non sarà in grado di leggere verrà perso, tutte le sue aberrazioni di lettura saranno amplificate dal sistema e tutto quanto di buono saprà trasdurre potrà essere solo peggiorato e/o “colorato” dalla catena di riproduzione. Insomma, la testina, al pari del lettore CD o il DAC, per quanto riguarda il mondo digitale, é la parte più importante del nostro sistema stereofonico.

Essendo questi consigli dedicati a neofiti, evitiamo di considerare tutte le innumerevoli interazioni che concorrono all’ottimizzazione del suono, anche quelle più importanti, come il corretto abbinamento “sonico” tra fonorivelatore – braccio – base. Purtroppo, infatti, una volta usciti dallo stupendo mondo della teoria in cui la base deve solo garantire una rotazione precisa, il braccio avere basso attrito e unire con massima rigidità due punti…. scopriamo che tutto modifica il suono, dal mat allo shell, dai piedini di appoggio della base ai cavetti di collegamento. Ma l’ottimizzazione è uno step avanzato e, per sua natura, soggettiva, quindi quasi impossibile da trattare in modo generalizzato.

Come primo approccio sono quindi fondamentalmente tre le caratteristiche da considerare nella scelta del fonorivelatore: la sua timbrica di base, la compatibilità elettrica con l’amplificatore e quella meccanica con il braccio. Infine, bisognerà trovare un corretto rapporto tra qualità e costo rispetto al resto del sistema di lettura.

1) Il suono del fonorivelatore.
Questa è indubbiamente la parte più complessa da gestire e da verificare. Infatti, nessun commerciante presta testine: è troppo oneroso, una testina “aperta” perde immediatamente molto del suo valore; vista la fragilità della stessa, è pericoloso maneggiarla e comunque necessiterebbe di un lungo periodo di rodaggio prima di svelare le sue vere caratteristiche. Si potrebbe obiettare che basterebbe avere una testina “campione” da prestare per ovviare a questi problemi. Ma, visto il numero limitato di vendite, i margini sempre più risicati e il malcostume, ormai ampiamente diffuso, di “sfruttare” chi offre competenza e servizi e comprare poi da chi fa il prezzo migliore, anche tale opportunità è svanita nel nulla. Che fare, quindi? In realtà, bisogna armarsi di pazienza, leggere recensioni serie fatte da giornali e siti attendibili, confrontare i risultati con la moltitudine di recensioni amatoriali che si trovano in rete e… basarsi sulle caratteristiche maggiormente ricorrenti. Insomma, occorre usare un sistema statistico: non è molto, ma rende più difficile sbagliare.

2) Compatibilità elettrica
Rispetto a questo parametro, bisognerà anzitutto accertarsi che il proprio amplificatore, o preamplificatore, abbia l’ingresso phono (vedi anche il post precedente “Differenze tra un ingresso linea e uno Phono”). Aggiungiamo qui che esistono due tipologie fondamentali di fonorivelatori, quelli a Bobina Mobile (MC che sta per Moving Coil) e quelli a Magnete Mobile (MM che sta per Moving Magnet). Realizzerò in futuro un post dedicato alle differenze tra queste due tipologie di testine e relativi Step-Up; per ora, concentriamoci sul fatto che le prime hanno un’uscita molto più bassa e presentano un’impedenza interna non standardizzata, quindi necessitano di un fattore di amplificazione con guadagno molto alto e impedenza di ingresso selezionabile per garantire la corretta risposta in frequenza del sistema. Nel caso si scelga una testina tipo MC, sarà anzitutto necessario verificare se l’ingresso Phono abbia il selettore MM/MC ed eventuale selezione di impedenza di ingresso. Se così non fosse, si hanno due strade da percorrere. La prima è di tipo “attivo”: bisognerà acquistare un pre-preamplificatore destinato ad elevare la tensione parificandola a quella di un fonorivelatore MM e, allo stesso tempo, adattare l’impedenza al carico di 47khoms. In alternativa, ci si potrà dotare di uno Step-Up passivo (trasformatore) che opererà la stessa funzione descritta precedentemente, ma senza circuito attivo. In entrambi i casi, si potrà poi collegare l’uscita degli stessi al normale ingresso Phono del nostro amplificatore.
Attenzione! Alcuni pre-preamplificatori attivi incorporano il circuito RIAA: in questo caso, andranno collegati ad un ingresso ausiliario di tipo Linea. Accertatevi bene, prima dell’acquisto della tipologia a voi necessaria.
Nel caso si opti per una testina di tipo MM, bisognerà comunque seguire alcune avvertenze; infatti, questi fonorivelatori sono sensibili sia alla resistenza, sia alla capacità del carico. Quindi, armandosi di pazienza, sarà necessario informarsi sulle caratteristiche elettriche del cavo utilizzato (anche, eventualmente, del complesso cablaggio braccio + cavo di collegamento) in modo da “far vedere” al fonorivelatore il carico per cui è stato ottimizzato. Molti preamplificatori sono dotati di apposite regolazioni (sovente con switch interni) proprio per consentire queste essenziali regolazioni.
Non spaventatevi di fronte a queste iniziali difficoltà: sono operazioni da compiersi solo una volta e, per la verità, più difficoltose da spiegare che da realizzare.

3)Compatibilità meccanica.
La frequenza di risonanza (FR) di un insieme braccio – testina è un fattore molto importante, poiché un sistema di lettura che risuona crea dei movimenti incontrollati dello stilo all’interno del solco, generando, quindi, distorsione. Siccome però non è possibile evitare totalmente che un sistema risuoni, basterà pilotare questa risonanza in un’area poco dannosa, che è quella compresa tra 8 e 12 Hz (ottimale 9-11). Ogni fonorivelatore ha una cedevolezza specifica (generalmente dichiarata a 10 Hz); e ha un peso ben definito, così come lo ha il portatestina e lo hanno eventuali spessori o viti; inoltre, ogni braccio ha una propria massa. Esiste una formula che usa queste semplici informazioni per calcolare la frequenza di risonanza del sistema. Tale formula è la seguente: FR = A ÷ √ M × C. In questa formula A è 1.000 ÷ 2 π = 159,23 (per convenzione si usa semplicemente 159), M è la somma della massa del braccio + shell + accessori (in grammi) e C è la cedevolezza a 10 Hz (in cu/dyne o in um/mN). Senza metter mano alla calcolatrice, esiste una scorciatoia per effettuare questo calcolo: http://www.vinylengine.com/cartridge_resonance_evaluator.php basterà inserire la massa del proprio braccio e vi si aprirà una pagina con in alto la somma dei pesi della testina + shell e accessori (non “M”, qui non si calcola la massa del braccio), e a lato la cedevolezza. Basterà verificare che la propria dotazione rientri nell’area verde del foglio e… vivere felici.
Occorre ricordarsi che, nel caso la cedevolezza della testina sia dichiarata a 100 Hz, bisogna raddoppiare tale valore e che, se il braccio non ha shell rimovibile, andranno considerate solo testina e viti.
Tutto ciò sembra molto complesso, ma posso affermare che, negli ultimi 10/15 anni, raramente mi sono imbattuto in fonorivelatori che richiedessero particolari attenzioni per rientrare nei parametri necessari; evidentemente, il mercato si è parzialmente standardizzato, almeno per quanto riguarda l’area media e bassa dell’offerta.

Esiste un ideale rapporto di costi tra i vari componenti del sistema di lettura?
Questa domando non ha una risposta univoca: infatti, non essendo sempre proporzionale il rapporto tra qualità e prezzo, esistono molte eccezioni e combinazioni poco logiche, ma efficaci. È però altrettanto vero che oggi ogni produttore offre qualità superiore all’aumentare del prezzo delle sue proposte, anche perché, se così non fosse, sarebbe fuori dal mercato quasi automaticamente.
Diciamo che, come base di partenza, potremmo affermare che base e braccio potrebbero incidere per il 60/70% del costo e quindi il valore del fonorivelatore essere compreso tra il 30 e il 40 % dell’intero esborso.
Non fatevi ingannare dalle offerte di alcuni produttori di giradischi che danno in dotazione una testina di base. Il fine di questi “pacchetti”, più che quello di permettere all’utente un uso immediato e semplificato del sistema, è quello di non spostare il posizionamento di mercato del loro prodotto, che resta il giradischi, non il fonorivelatore; quindi, per forza di cose, devono limitarsi ad una scelta “meno peggio”. Faccio un esempio: il McIntosh MT-5 ha in dotazione una Sumiko Blue Point N°2, che rappresenta un eccellente compromesso qualitativo, ma, avendolo usato varie volte, posso affermare che, sostituendola con una Blackbird o una Pearlwood della stessa Sumiko (così evitiamo polemiche legate alle marche) il salto qualitativo diventa enorme, svelando il vero potenziale del sistema.
Un altro errore è sempre in agguato quando ci si rivolge al mercato dell’usato. NON si può prendere a riferimento il prezzo di acquisto per scegliere la testina: un giradischi vintage si compra ad un prezzo che sovente equivale al 10% del costo di uno di produzione attuale. Moltiplicate almeno per 5 il costo del giradischi e destinatene un ulteriore 40% all’acquisto della testina. Immagino già i commenti: “Così la testina mi costa il doppio del giradischi!” Certo, così però risparmiamo da una parte e valorizziamo l’acquisto dall’altra, ottenendo un risultato che vale molto di più della spesa. Se mortifichiamo il giradischi con una testina da poche decine di euro, avremo speso poco, ma ottenuto ancor meno. Ovviamente, è sempre possibile diluire la spesa nel tempo, ma con la consapevolezza che intanto stiamo usando una Ferrari a…. pedali.


marco