Miyajima-Laboratory Takumi – Prova e consigli d’uso

Miyajima-Laboratory Takumi

Miyajima Lab è un’azienda giapponese poco conosciuta sul mercato italiano. Fondata nel 1980 a Fufuoka da Noriyuki Miyajima, produce fonorivelatori di altissima qualità basati su alcune tecnologie costruttive innovative e assai interessanti. Oggi ci occuperemo del modello entry level della serie stereofonica: la Takumi.

Miyajima: l’ascolto monofonico e i brevetti.

Per quanto possa sembrare strano, una delle chiavi del rapido successo di Miyajima è la produzione di testine monofoniche. Questo non perché si ponga l’ascolto monofonico ad un livello di qualità superiore a quello stereofonico, ma semplicemente perché tantissimi capolavori artistici di musica classica e di jazz sono stati stampati su dischi monofonici e meritano un ascolto di adeguata qualità. Miyajima è oggi, a mia conoscenza, l’unico produttore che offre fonorivelatori monofonici appositamente progettati (cioè non derivati dalla versione stereofonica) e con la possibilità di scegliere il diamante in versione da 0,7, 1 o 3 mil specifico per ascolti di LP mono anni ’60, ’50 e 78 giri. Riprenderò in seguito questo discorso in un articolo dedicato alla digitalizzazione dei dischi storici.
Riguardo all’innovazione tecnica, i fonorivelatori stereofonici Miyajima sono sviluppati attorno al concetto chiamato “Cross Ring Method”. Il punto più importante di questo design costruttivo è quello di portare il fulcro di movimento del cantilever esattamente al centro delle bobine, che sono avvolte in modo circolare attorno ad un supporto amagnetico. Per comprendere in maniera semplice ed immediata le differenze costruttive tra il Cross Ring Method e i sistemi tradizionali, vi invito a visionare l’animazione presente su questa pagina: http://www.miyajima-lab.com/e-stereo.html. Senza dubbio, qualche minuto di video semplifica un concetto che richiederebbe spiegazioni scritte piuttosto complesse.

Metodologia e preparazione alla prova.

La testina è stata rodata per circa 40 ore, poi ascoltata su un Roksan Xerxes/Zeta Arm e un Micro BL-91 con braccio Dynavector DV505. Un ulteriore ascolto, anche se durato solo un paio di giorni, è stato effettuato su un Lumen White Mystere. Come sezioni phono, ho usato un VDH The Grail e l’ingresso phono MM di un Preamplificatore Audio Techne con relativo step up a trasformatore, in modo da avere un riscontro sia su una tipologia valvolare, sia su una a stato solido.
A differenza delle prove precedenti, vista l’altissima qualità del fonorivelatore, ho eliminato la rappresentazione grafica delle caratteristiche divise in relazione alla categoria e in senso assoluto, poiché a questi livelli avrebbero poco senso.

Confezione e caratteristiche tecniche.

In perfetta tradizione artigiana nipponica, la testina arriva con una scatola esterna in cartone bianco anonimo, peraltro molto robusto, su cui è incollata un’etichetta semplicissima con nome, produttore e numero di serie. Internamente, invece, un raffinato cofanetto rosso, degno di un prezioso gioiello, contiene il fonorivelatore e una nutrita serie di viti amagnetiche dorate fissare su un plexiglas fumé.
Il foglio a corredo è scarno, riporta solo poche istruzioni d’uso e le caratteristiche tecniche di tutta la produzione.
La Takumi dichiara un peso di 8,9 grammi, un peso di lettura di 2,3 grammi, un’uscita di 0,20 mV, complianza 9 x 10-6, risposta in frequenza compresa tra 20 e 25.000 Hz, stilo ellittico e corpo in African Blackwood (palissandro dalbergia melanoxilon).
Relativamente all’impedenza di ingresso, l’azienda consiglia 250 ohms su step-up attivi, mentre, per soluzioni a trasformatore, l’impedenza consigliata parte da 16 ohms a salire.

Il suono.

Prima di introdurre le varie voci di analisi, mi piace ricordare un episodio accaduto al primo ascolto. Era sabato mattina e avevo appena terminato di scrivere la prova di un altro fonorivelatore; così, mentre ascoltavo il disco Erato “Sonate per violino e basso continuo” di Veracini, ho montato la Takumi su uno shell e regolato l’overang con una dima. Girando il disco, ho sostituito “al volo” lo shell, regolando velocemente altezza e peso, senza particolare attenzione, solo per controllare se i collegamenti fossero esatti e la testina funzionasse correttamente. Dopo poche note, ho sentito la voce fuori campo di mia moglie che dalla cucina chiedeva: “Cosa hai cambiato?”. Indubbiamente, provare fonorivelatori di fascia economica è divertente, una testina può anche sorprendere per le prestazioni rispetto al prezzo di acquisto, ma ciò non impedisce che, se paragonata ad un fonorivelatore top level, essa possa sembrare “rotta”…. Insomma, non bisogna mai confondere quello che “funziona” con quello che “suona”.
Timbrica – Struttura Armonica: Queste due caratteristiche, strettamente legate, raggiungono nella Takumi un equilibrio davvero notevole. L’impostazione generale è molto neutrale, aperta verso l’acuto, chiara nella gamma media e supportata da un basso profondo e potente. La cosa davvero sorprendente, per essere il fonorivelatore “Entry Level” di casa Mayajima, è l’uniformità di ricchezza armonica. Su tutto l’arco di frequenze i suoni sono pieni, ricchi, precisi e armonicamente equilibrati.
Contrasto dinamico: Sia la dinamica generale che la microdinamica sono a livelli estremamente interessanti, anzi, posso affermare che la Takumi metterebbe d’accordo gli amanti delle MC con i fautori delle MM. Infatti, nonostante il peso di lettura abbastanza elevato mi inducesse a prevedere attacchi non particolarmente fulminei, mi sono trovato ad ascoltare un suono che coniuga il “peso” e l’impatto delle migliori MM con la raffinatezza e la ricchezza di dettaglio delle MC di alto rango. È davvero molto raro trovare un fonorivelatore capace di restituire i piatti della batteria aggressivi, delicati e precisi contemporaneamente al kick della grancassa potente, profondo e ricco di armoniche. Ariosità e fisicità si incontrano nella Takumi con grande naturalezza.
Soundstage: da una testina dotata di grandissima capacità di estrarre microinformazione come la Takumi, mi aspettavo una ricostruzione spaziale grandiosa, invece il soundstage generato risulta particolare, diverso non tanto nelle dimensioni ma nel modo di porsi. Mi esprimo meglio con un esempio poco HiFi e molto “live”: avete mai notato le differenze di ascolto in una sala da concerto se si è seduti nella seconda metà della sala rispetto alle file più prossime all’orchestra? La percezione delle dimensioni della sala non cambiano, ma, mentre ascoltando da più distante le informazioni ambientali sembrano aumentare in rapporto al suono diretto, avvicinandosi al palco tale rapporto si inverte. È come se con la Takumi si ascoltasse l’orchestra con la sala intorno, mentre altre testine ti presentano la sala con l’orchestra al centro. Per quel che riguarda la focalizzazione, la separazione tra i piani sonori e i rapporti tra le tre dimensioni non vi è nulla da eccepire.
Musicalità: questa Miyajima è uno strumento per amare la musica, non deborda mai verso la fredda analisi, la radiografia del messaggio sonoro. Naturale e emozionante, non saprei come definirla diversamente.
Organicità: la caratteristica che maggiormente mi ha colpito in questo fonorivelatore è proprio questa, e ancor di più in funzione del prezzo elevato ma non irraggiungibile. Tutti i suoi parametri si fondono in modo armonico, si completano a vicenda senza squilibri che la renderebbero superlativa per alcuni aspetti, ma ne corromperebbero la naturalezza e musicalità.

Consigli d’uso.

Anzitutto, è necessario accoppiare la Takumi con un braccio di massa medio alta, diciamo con una massa effettiva di almeno 13/15 grammi. L’ho brevemente provata anche con il mio Ikeda 245 che ha una massa molto elevata e ha funzionato molto bene. È difficile a questi livelli dare consigli molto specifici, poiché non è solo la compatibilità meccanica ad essere importante, ma, soprattutto, l’interazione sonica tra fonorivelatore, braccio e base. A “esperienza” direi che dovrebbe esaltarsi su di un giradischi a telaio rigido con uno SME 312 o SME V, ma anche con alcuni bracci da 12 pollici come gli Ortofon attuali o lo storico Micro MA505L. Tuttavia, l’ascolto effettuato con il Lumen White Mistere dotato di Unipivot The Wand Plus conferma che non è la tipologia, ma la qualità del sistema nella sua interezza ad esaltare l’ascolto.
Per quanto possa valere un’esperienza personale, su entrambi i miei giradischi ha gradito un mat di tipo vinilico piuttosto che uno in pelle o di materiale gommoso. Stranamente, sul braccio Dynavector si è esaltata con due tipologie opposte di Shell: l’audio Technica AT LH13/OCC e l’Ortofon LH8000, un’ulteriore conferma che non bisogna fermarsi alle apparenze o basarsi troppo sulla teoria: alluminio ultra-rigido e legno hanno ottenuto risultati sovrapponibili, mentre altri shell metallici facevano perdere leggermente ariosità e trasparenza.

Una interessante iniziativa.

Comprare un fonorivelatore a “scatola chiusa” è, probabilmente l’operazione a maggior rischio tra i molteplici acquisti che si possono effettuare in alta fedeltà. Perciò, Ayon Italia, distributore del marchio Miyajima, propone un’interessante iniziativa. Oltre ai tradizionali metodi di prova, come recarsi presso un negozio convenzionato o presso lo showroom di Ayon a Pinerolo per organizzare una seduta di ascolto, è possibile prenotare un servizio di dimostrazione a casa propria. Un tecnico specializzato porterà un esemplare rodato della testina richiesta; dopo averla montata e regolata sul vostro giradischi, la lascerà a vostra disposizione per alcune ore, in modo da permettervi di effettuare tutte le prove di valutazione necessarie. Il costo di tale servizio è di 200 euro + rimborso viaggio del tecnico (con quota da concordarsi alla prenotazione); i 200 euro vengono però scontati interamente in caso di successivo acquisto del fonorivelatore. Non posso che elogiare un’iniziativa di questo genere, poiché, come sempre asserisco, comprare l’oggetto giusto è il più grande risparmio che si possa fare. Mi piacerebbe che tale idea si diffondesse anche presso altri importatori, a tutela degli acquisti più “delicati” dei loro clienti.

Conclusioni.

La Takumi si è rivelata un vero campione di categoria, non ha sfigurato rispetto ai miei riferimenti di costo 2 o 3 volte maggiore. Le sue maggiori qualità sono equilibrio, organicità e musicalità. Si adatta a qualsiasi genere musicale, traendone sempre il massimo coinvolgimento emotivo. Fortemente consigliata a chi predilige ascolti di elevato contenuto artistico rispetto ai dischi dimostrativi, il cui fine maggiore è la spettacolarità.


marco