Ingresso linea - Ingresso Phono

Lavorando come consulente presso un’azienda di distribuzione, tempo addietro, ho ricevuto la telefonata di un cliente che aveva appena acquistato un giradischi presso una nota catena di negozi che si definiscono specializzati. La domanda era semplice:”Ho attaccato il giradischi, ma non funziona: non emette alcun suono!”. Dopo essermi armato di pazienza e fantasia, poiché non è facile immaginare come e a cosa sia collegata una cosa che non vedi, ho chiesto al cliente di fare un passo indietro, verificando assieme tutta la procedura di avvio del giradischi. Partendo dallo sblocco del telaio flottante, che naturalmente non era stata fatta, sono passato poi alla regolazione del peso e dell’antiskating, senza dimenticare domande apparentemente stupide, come per esempio se l’astina che spuntava dalla testina fosse ancora lì! Giunto ai collegamenti, ho chiesto di controllare il nome dell’ingresso a cui il giradischi era stato collegato e verificare se fosse stato selezionato l’ingresso giusto…. La risposta mi ha spiazzato: “Ho attaccato la spina, l’altro cavetto non so dove metterlo, il giradischi di mio padre ha dei comandi sul frontale, su questo non li trovo”.
Questa, per fortuna è solo una situazione limite, ma è decisamente esplicativa di come una generazione sia passata dallo “Stereo di Selezione del Libro” allo streaming, saltando a piè pari 50 anni di alta fedeltà.
Per molti, dunque, l’argomento qui trattato è ovvio e scontato, ma, leggendo le domande fatte su forum e gruppi in rete, ci si rende conto che molti neofiti non hanno la minima idea di come funzioni e come vada collegato un giradischi analogico; quindi, forse, un ripasso delle “basi” è quantomeno opportuno.

Cosa serve.

Il giradischi è solo una fonte di segnale che trasforma le informazioni presenti sul disco in forma meccanica, ovvero le ondulazioni presenti nel solco, in segnali elettrici che saranno poi amplificati, appunto, da un amplificatore ed emesse in ambiente attraverso un sistema di altoparlanti. La catena di riproduzione minima quindi necessiterà di questi tre elementi: giradischi, amplificatore e casse acustiche.

L’ingresso dedicato al giradischi.

L’amplificatore è generalmente dotato di vari ingressi, riconoscibili attraverso nomi come “CD”, “AUX”, “Tape”, “Tuner”, “Line”. Tutti questi ingressi sono uguali ed accettano segnali cosiddetti a livello “Linea” cioè segnali elettrici di pochi Volt (tipicamente compresi tra 1 e 4 V); per esempio, lo standard per l’uscita di un CD è di 2 Volt. Il giradischi, però, non si può collegare a questi ingressi, necessita di uno a lui dedicato, generalmente denominato “Phono”, per 2 fondamentali motivi:
1) la tensione di uscita di un fonorivelatore, cioè del giradischi stesso, è di pochi millivolt, quindi richiede un fattore di amplificazione decine di volte superiore a quello di una fonte di tipo “Linea”. Se, per esempio, collegate erroneamente un giradischi all’ingresso linea, sentirete pochissimo segnale e sarete costretti ad alzare molto il volume. Facendo ciò, vi accorgerete però che la musica suona “strana” e con un rumore di fondo elevatissimo.
2) Il segnale inciso sul disco è equalizzato secondo una curva denominata RIAA. Questa curva di equalizzazione standardizzata nel 1954, semplificando all’estremo, diminuisce le basse frequenze in modo da ridurre l’ampiezza del microsolco e aumenta le frequenze acute (pre-enfasi). Dopo la lettura meccanica effettuata della testina, uno speciale circuito, presente nell’ingresso phono, esegue un’equalizzazione contraria (de-enfasi) ricostruendo una risposta in frequenza lineare.

Come attrezzarsi e collegare il giradischi.

Anzitutto, se già avete un amplificatore o se siete in procinto di acquistarne uno, accertatevi che l’ingresso Phono sia presente: tra l’altro, è facile identificarlo anche visivamente, poiché generalmente a fianco dei connettori di ingresso trovate un morsetto denominato “ground” o “GND”, a cui va collegato un cavo di massa dedicato (fornito, di regola, con il giradischi). Se tutto ciò è presente, basterà collegare i connettori L e R (di solito codificati rispettivamente con i colori rosso e bianco) ai rispettivi ingressi “phono” e collegare il già citato ulteriore cavetto (solitamente di diametro inferiore e terminato con una piccola forcella o semplicemente spellato), al morsetto “ground”.
ATTENZIONE: è assolutamente normale che, per raggiungere lo stesso livello sonoro a cui solitamente ascoltate un CD, sia necessario alzare maggiormente il volume. Ciò non è sintomo di malfunzionamento né di bassa qualità: è solo una caratteristica intrinseca al sistema di amplificazione.
Nel caso il vostro amplificatore, o quello che desiderate comprare, non abbia un ingresso “Phono”, potete seguire due strade.
1) Acquistare un giradischi dotato di scheda di preamplificazione phono interna (ne hanno vari modelli a catalogo Lenco, Thorens, Denon, Marantz, TEAC, Audio Tecnica e altri). Questa scelta è la più facile, ma molto limitativa, perché, generalmente, questi giradischi sono di fascia medio bassa e, in caso di future evoluzioni, vi impedirà di frazionare la spesa procedendo a step migliorativi successivi.
2) Comprare un pre-preamplificatore phono esterno. La scelta è vastissima, ne esistono da poche decine di euro fino a alcune decine… di migliaia! Il pre phono è però un componente su cui non conviene risparmiare troppo: il giradischi analogico è una scelta qualitativa e amatoriale, lesinare sullo stadio che tratta ed equalizza il segnale più delicato presente nell’intero sistema di riproduzione audio potrebbe compromettere l’intero rapporto Qualità Prezzo del sistema (spendete meno ma vanificate la spesa).
Nel caso decidiate di utilizzare un’unità di preamplificazione “Phono” esterna, il collegamento sarà assai semplice: infatti, basterà collegare a questo il giradischi come descritto sopra e usare un secondo cavetto per collegare l’uscita del pre phono ad un qualsiasi ingresso del vostro amplificatore (pre o integrato che sia).

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