Acustica ambientale e dintorni

sonitus acoustic

Ho pensato di presentare alcuni prodotti con cui sempre più frequentemente lavoro quando mi viene chiesto di risolvere problemi di acustica ambientale. Prima di fare questo, però, vorrei condividere con i miei lettori alcune “riflessioni” (mi sembra il termine ideale da utilizzare parlando di acustica!) nate dall’esperienza sul campo.

Un errore comune.
Anzitutto, l’acustica ambientale si presenta in maniera subdola: infatti, spesso e volentieri non si riesce facilmente a discernere l’aberrazione dovuta a uno dei componenti del sistema di riproduzione da quella “propria” dell’ambiente o dall’errato posizionamento del sistema stesso e/o del punto di ascolto. Molte volte mi è capitato di vedere audiofili sostituire componenti a ripetizione, perché il suono non era quello voluto, quando spostare un mobile, inserire una tenda o spendere qualche centinaio di euro per curare l’acustica dell’ambiente avrebbe risolto il problema e fatto risparmiare molto tempo e denaro. Insomma, come primo consiglio scontato, ma raramente applicato, ricordate che un componente diverso non “cura” un problema di acustica.

Affrontare il soggetto “Acustica Ambientale” è un po’ come camminare su di un campo minato, poiché l’acustica risponde a leggi fisiche ben definite ed ha sistemi di misurazione evoluti e precisi: ciononostante, come sovente accade quando ci si rivolge a settori ed applicazioni molto specifici, non sono i parametri e le leggi fisiche a cambiare in un ambiente particolare, ma il loro “peso” in funzione del risultato che si vuole ottenere.
Del resto, i parametri importanti per ottimizzare una sala cinematografica, un palazzetto dello sport, un teatro o un piccolo ambiente domestico dedicato all’ascolto della stereofonia sono diversi. I compromessi da bilanciare sono differenti: ovviamente, minimizzare le stazionarie e lavorare sulle prime riflessioni è la base scontata, ma la vera battaglia da vincere non si gioca sul progetto teorico, ma contro tutte le difficoltà presentate da situazioni reali con arredamenti, finestre, porte ed altri elementi architettonici difficilmente modificabili.

Correzione digitale vs correzione fisica.
Due scuole di pensiero decisamente opposte si scontrano in questo campo, con differenti pregi e difetti. Inutile dire che, da professionista, amerei la prima. Arrivare dal cliente con l’apparato di turno sotto il braccio, collegarlo, fare le dovute rilevazioni, impostare 4 preset a piacere dell’utente, tenere un breve corso per l’utilizzo, intascare da qualche centinaio a svariate migliaia di euro e tornare a casa: un vero sogno! Purtroppo, non funziona così! L’area di ascolto dove la correzione funziona sul serio è ridicolmente ristretta, obbliga quasi ad una posizione immobile e, quel che è peggio, se si ascolta al di fuori di quello spot…. sovente il risultato è peggiore di quello ottenibile escludendo l’apparato. A livello puramente personale, inoltre, ho sempre faticato a trovare una ricostruzione tridimensionale corretta, ha sempre qualcosa di artificioso e innaturale.
Purtroppo, quindi, sono costretto a propendere per la seconda, che è più complessa, difficile, obbliga sovente a interventi successivi ed ha un valore complessivo più basso (un occhio anche al fatturato!), ma permette di ottenere risultati globalmente più soddisfacenti.
Ovviamente, la mia posizione è opinabile e parzialmente contraria a quanto “i numeri teorici” detterebbero. Però è un dato di fatto che, nella mia esperienza, la stragrande maggioranza dei clienti che hanno adottato un sistema di correzione attivo, passata l’euforia iniziale, lo hanno venduto o restituito….
Magari in futuro nasceranno apparati in grado di riconoscere la posizione esatta della nostra testa (compresa inclinazione e rotazione) e correggere in tempo reale il campo sonoro. Questi saranno i benvenuti… ma continuerà ad essere difficile ottimizzare l’ascolto di due persone contemporaneamente!

L’importanza delle misure.
Anche in questo caso, faccio riferimento alla mia particolare esperienza: i calcoli teorici e le rilevazioni ambientali hanno una grande importanza, ma solo in due fasi: quella preventiva (cioè “vediamo come si comporta questo ambiente”), e quella finale (“vediamo se funziona ancora tutto”). Tutta la parte intermedia è suggerita dalle conoscenze accumulate sul campo o dalle prove empiriche. Nessuno strumento di misura dice cosa usare e dove per verticalizzare l’immagine tridimensionale, per allargarla o focalizzarla. Ad esempio, il cercare di correggere la posizione errata di una coppia di diffusori, che, per motivi di forza maggiore, ha una collocazione “obbligata”, potrà condurre a varie soluzioni, tutte non ottimali, che potrebbero determinare misure paragonabili: tuttavia, solo una di esse risulterà la più corretta e piacevole all’ascolto.


marco